Riflessioni

Mi torna in mente la confidenza che un amico mi ha fatto pochi giorni fa, dopo i funerali del padre. «Io comunque», mi ha detto con una smorfia di sfida «gli ho infilato nel taschino della giacca una piccola bottiglia di Barbera. Per il viaggio». Ci siamo guardati con un sorriso, forse fuori luogo date le circostanze, e forse anche no. Affidare al morto una moneta o del cibo per rendergli più lieve il passaggio, è un’usanza millenaria e gentile, un segno di premura e attenzione, un modo per mostrare che l’altro c’è ancora: una convinzione sottintesa che può ben sdrammatizzare un distacco triste. Lì per lì quel sorriso (e il pensiero del Barbera come viatico) ha rischiarato l’umore di entrambi. A ripensarci sorrido ancora: spero che il ricordo abbia un effetto simile sul mio amico, spero che il padre abbia apprezzato. Anzi, voglio esserne convinta. Non avremo mai modo di conoscere la sua reazione per certo, naturalmente, ma io voglio credere che abbia sentito l’affetto del figlio. Allo stesso modo voglio credere che mio padre abbia avvertito il mio ultimo grazie, e il calore della mia mano, mentre si addormentava. Credere, in questi casi, è semplice, non costa nulla, non mi pare trasgressivo e lascia nel cuore uno strano velo simile all’allegria.

3 Comments

  1. Cristina

    Non vi è nulla di strano….si cerca di sopravvivere ad un dolore così immenso creando una sorta di speranza….un’idea del distacco meno atroce di quel che è…si spera di rivivere un dolore mescolandolo ad un sorriso…la morte è difficile d’affrontare…a qualunque età…in qualsiasi circostanza….e no….se ci si riesce a strappare anche un sorriso…non vi è nulla di trasgressivo.

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